Che dire? Penso di
non esser mai stata incazzata così tanto in vita mia.
Ogni minimo gesto,ogni parola, ogni suono emesso
dall’universo mi fa capire che forse non sono nata per essere felice; eppure,
tutte le cellule del mio corpo combattono affinché invece io lo sia. E voglio
esserlo. Non ho dubbi a riguardo.
Ho sempre pensato di non meritarmelo ma, adesso, ho capito
che se voglio una cosa devo andarmela a prendere. Beh io non esiterò a farlo.
Il problema è che quando lotti per qualcosa, spesso, le tue
speranze vengono infrante. In qualsiasi modo.
E’ incredibile dirlo, ma il più grande ostacolo per la mia
felicità è rappresentato dai miei genitori. Mia madre, in particolare, perché
anche lei sta cercando la felicità.
E io la capisco, davvero. Tutti hanno bisogno di essere
felici, ma lei sta cercando di essere felice nel modo sbagliato e soprattutto
nel posto sbagliato.
Io, Daniele e Giorgia dovremmo essere la sua felicità, ma
ultimamente è più come se fossimo un peso che una gioia. Ovviamente solo io me
ne accorgo, e fa male. E mi allontana. E mi fa arrabbiare.
Come può pensare di lasciarci così? Di considerarci un
ostacolo?
Io cerco di vivere la mia vita. Sto crescendo e mentirei se
dicessi che non sto cercando un ragazzo con cui stare bene, l’amore, le
amicizie giuste. Mentirei se dicessi che non faccio errori, che non voglio
essere ribelle, che vado sempre d’accordo con tutti. E mentirei ancora se
dicessi che non voglio andare a ballare o uscire la sera e fare tardi, se
dicessi che non sto mai male e che va tutto bene.
Io non voglio mentire. Voglio essere una persona sincera.
Una ragazzina di quindici anni che vuole vivere senza doversi preoccupare
sempre di quello che dice o fa.
Sono contenta che gli amici di mia mamma la invitino fuori a
cena o a casa loro, ma io mi chiedo: lei non si domanda quello che vogliamo
fare noi? Prima di prendere una decisione ci consulta? Ci avvisa prima?
A quanto pare non lo fa.
Mi dice che sono odiosa, una stronza, che ho un carattere di
merda; me lo ripete in continuazione.
Discutere con lei è come parlare ad un muro, o ad un
registratore che ha sempre la stessa cassetta.
Non si chiede da dove proviene il mio comportamento? Troppo
difficile.
Non le interessa.
Stasera si è di nuovo arrabbiata con me.
Perché?
Beh perché non voglio andare a cena dal suo amico domani
sera, io avrei voluto uscire con le mie amiche, avrei voluto andare in Piazza
Vittorio. Ma no, impossibile.
Oh e allora io le ho detto che avrebbe potuto avvisarmi
prima, che siccome l’aveva organizzato la giornata precedente avrebbe avuto la
possibilità di mandarti un messaggio.
Le ho detto che dovrebbe chiedere anche la nostra opinione e
si, le ho urlato contro che io NON VOLEVO ANDARE A CENA DAL SUO STUPIDO AMICO.
In più cercava un concentrato che io non avevo visto.
Gli ho detto che non avevo idea di dove fosse.
Lei si è messa a strillare e io ho cercato di superare la
sua voce con la mia. Bella gara.
Mi ha detto che finchè non mi scuso non andrò più da nessuna parte. ‘Tanto sono
sempre segregata in casa.’ Ho
bofonchiato prima di chiudermi la porta alle spalle.
Scusarmi?
E per cosa? Perché sono sincera? Perché ogni tanto sono un
po’ maleducata? Perché dico parolacce? Perché amo divertirmi, giocare, uscire?
Perché amo vivere e voglio essere felice? Perché non condivido le sue scelte?
Perché ho bisogno di certezze e di punti fermi e non di ‘se’, ‘forse’,
‘magari’? Ne ho già avuti troppi.
Va bene, lo farò.
Ma prima lei mi chieda scusa perché mi trascura, mi chieda
scusa perché non mi avvisa mai in tempo, perché smonta sempre i miei programmi,
perché devo fare tutto quello che vuole lei, perché mi dà sempre responsabilità
e vuole che sia la figlia migliore del mondo! Ma non lo sono mamma! Non lo sono
mai stata e mai lo sarò! E mi scuso se faccio schifo, ma questo sono. Questo
puoi avere.
Si scusi lei per aver divorziato con papà, per averci messo
tanto tempo, perché mi svegliava alle quattro di notte con i suoi pianti e
l’altro imbecille con le sue urla. Si scusi per i cambiamenti, che forse noi
non volevamo, si scusi perché ci considera un ostacolo.
Si scusi.
E poi, forse, mi scuserò io, per cose che alla fine, non
ritengo tanto sbagliate.